maggio 04, 2015 - Coop

Coop a Expo 2015 - Cartella Stampa

L'Exhibition Area, oltre ad ospitare gli incontri delle scuole che sono coinvolte in percorsi educativi e interattivi, è anche il vero laboratorio sul cibo, sulle modalità di scelta e di acquisto, e sulle tecnologie del futuro. In questi 250 metri quadri di spazio, insomma l'innovazione si fonde con la suggestione. Viaggio nella sicurezza alimentare Il primo ambito di visita è un laboratorio di nuova generazione (nato da un’idea di Coop e Merieux NutriSciences) una specie di astronave in cui i visitatori per effetto di uno schermo panoramico è come se si calassero all’interno di uno spazio dove le più sofisticate tecniche di controllo e analisi sono operative come le ricerche sui virus, il controllo dell'origine e dell'autenticità dei prodotti alimentari e le nuove frontiere offerte dalle applicazioni online. Il visitatore si immergerà in un viaggio al centro della sicurezza alimentare per scoprire le opportunità che la scienza e la tecnologia ci offrono per il controllo e il miglioramento della salute pubblica del domani. Con questo spettacolare viaggio nel futuro, il consumatore riuscirà a percepire l’importanza ed il ruolo chiave del cibo per il proprio benessere e la nutrizione. Le fattorie galleggianti Un altro scenario introduce il visitatore in un pianeta dove gli ettari di terra coltivabile caleranno e l'acqua scarseggerà a fronte di un aumento della popolazione con conseguente aumento di richiesta di adeguate produzioni alimentari. La Banca Mondiale, infatti, stima per il 2050 una popolazione del pianeta vicina ai 10 miliardi di persone e una conseguente richiesta globale di cibo in aumento del 60-70% rispetto a oggi. Allora, uno degli obiettivi da raggiungere è quello di soddisfare questo crescente bisogno di cibo in maniera ragionevole, senza incidere eccessivamente sulle risorse esistenti. Oggi, infatti, l'agricoltura, utilizzando il 70% dell’acqua dolce del pianeta, è l’attività umana che pesa di più sulle risorse idriche esistenti. Una soluzione, dunque, potranno essere le "fattorie del mare" ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti. Due gli esempi proposti nell'Exhibitio Area di Coop. Il primo nasce dal Centro di ricerca sulla Sostenibilità ambientale e sulla protezione della scogliera corallina Mahre Center dell'Università di Milano Bicocca e si basa sulla tecnologia denominata "floating system" già utilizzato per la produzione di ortaggi: la tecnologia si basa sulla coltivazione diretta in bancali contenenti un substrato leggero e ricavato localmente, la sfida ulteriore sarà quella di utilizzarli come piattaforma marina. Il secondo è una serra modulare galleggiante, Jellyfish Barge, un progetto nato all'Università di Firenze, e sviluppato da un suo spin-off (Pnat, composto da esperti in ecologia urbana e di design sostenibile), il cui prototipo funzionante si trova nel canale Navicelli tra Pisa e Livorno. Si tratta di una serra modulare costruita su piattaforma galleggiante in grado di garantire sicurezza idrica e alimentare fornendo acqua e cibo senza pesare sulle risorse esistenti. La struttura, costruita con materiali a basso costo, assemblati con tecnologie semplici e facilmente realizzabili, è composta da un basamento in legno di circa 70 mq che galleggia su fusti in plastica riciclati, e da una serra in vetro sorretta da una struttura in legno. I dissalatori solari disposti lungo il perimetro della piattaforma, che replicano il fenomeno della distillazione solare, sono in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce e pulita da acqua salata, salmastra o inquinata. La serra utilizza energie rinnovabili, integrati nella struttura e incorpora un innovativo sistema di coltivazione idroponica. L'idroponica è una tecnica di coltivazione fuori terra che garantisce un risparmio di acqua fino al 70% rispetto alle colture tradizionali, grazie al riuso continuo dell’acqua. Jellyfish Barge in più utilizza circa il 15% di acqua di mare che viene mescolata con l'acqua distillata, garantendo un'efficienza idrica ancora maggiore. Il cibo del futuro? Insetti e larve Non mancheranno nell'Exhibition Area le incursioni nel cibo sostenibile del futuro, grazie anche all'importante contributo della Società Umanitaria, storica fondazione milanese già presente all' Esposizione Universale del 1906. Secondo l'aumento previsto della popolazione, infatti, 1,8 metri quadri a testa per produrre il cibo necessario per sfamare tutti saranno davvero pochi. La sfida, dunque, è quella di rendere possibile l’aumento della produttività alimentare per mezzo di sistemi alimentari ovunque sostenibili. Per la FAO gli insetti potrebbero avere un ruolo importante sia nell’alimentazione umana che in quella animale e rappresentare una risposta concreta alla sfida del millennio: nel mondo sono oltre 1900 le specie di insetti commestibili di cui già si cibano circa 2 miliardi di esseri umani. Gli insetti rappresentano una fonte di proteine più efficiente rispetto agli altri animali tradizionalmente allevati per produrre cibo per l’alimentazione umana e mangimi per gli allevamenti, producono meno emissioni che contaminano l'ambiente e possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti. Per ora potremo vedere in anteprima nell'Exhibition Area: larve di bambù, scorpioni ricoperti di cioccolata, larve della farina, vodka allo scorpione, misto di pupe (la fase di crescita tra larva e insetto), larve di cereali, termiti disidratate, cavallette, coleotteri, larve giganti al cioccolato e tarantole arrostite. Pakaging sostenibili Completano l'offerta di visita nell' Exhibition i pakaging sostenibili di Bio-on, poliesteri biodegradabili anche in acqua ottenuti attraverso la fermentazione naturale di batteri alimentati da scarti e sottoprodotti dell’agro-industria senza sottrarre terreno coltivabile a scopi alimentari come le polpe delle barbabietole dopo aver estratto lo zucchero o i grassi animali di scarto e senza l’impiego di solventi chimici.