novembre 07, 2017

“La montagna, la mia vita tra zero e 8000”, Herve’ Barmasse in tour

Da Roby Baggio allo Shisha Pangma passando per i “numeri della fortuna”, è il suggestivo percorso seguito dalle due prime serate – entrambe sold out – di “La montagna, la mia vita tra zero e 8000”, il tour nei teatri che Hervé Barmasse porterà in giro per l’Italia fino all’inizio del 2018.

Ospite prima del “Festival della lentezza” di Ponte San Nicolò (Padova) e poi del Gruppo Escursionisti di Rodengo Saiano (Brescia), l’alpinista di Valtournenche, in un’ora e mezza di monologo, ha ripercorso “i suoi primi 40 anni” insistendo non tanto, o non solo, sulla prestazione sportiva (che rimane peraltro come scenario) e su se stesso, quanto su ciò che la montagna rappresenta e quello che la vita, attraverso di essa, ti insegna.

Perché salire sullo Shisha Pangma, come io e David Goettler abbiamo fatto lo scorso maggio, tende a essere considerata un’impresa speciale, lontana dalla normalità delle persone. Se invece insisti di più sul lato umano dell’impresa, sul percorso fatto per arrivare fin lì, tu scendi da quella cima e vai incontro alle persone”.

Come recita lo stesso titolo del tour, nella vita di Barmasse non ci sono stati solo tanti “Shisha”: lo “zero” e l’”ottomila” rappresentano i molti alti e bassi affrontati dall’alpinista, diventato papà di Lucie giusto un mese fa.

I ‘capitoli’ del racconto seguono la maturazione dell’Hervé bambino, poi del ragazzo, quindi dell’alpinista, oscillando tra momenti di grande gioia e momenti in cui invece le difficoltà bussano alla porta. E a quel punto sta a te pensare: mi apro alle difficoltà e le affronto o mi rifugio in un piccolo igloo?”.

Gli “ottomila” del valdostano, oltre a quello “vero”, lo Shisha Pangma (il primo da lui mai scalato), sono le nove prime (tra vie nuove, invernali e solitarie) portate a termine, unico ad avercela fatta, sul Cervino.

E sempre su quella montagna ho in mente un progetto speciale, così arriverei a 10, il numero (anche) di Baggio, insomma, una cifra che in più di uno #sport ha un che di magico”.


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