agosto 01, 2016 - WWF

Valpredina, l'Oasi dei rapaci

Prima di diventare un'accompagnatrice esperta di studenti di tutte le età, Gloria Mauri lo è stata, per oltre un decennio, della signora Lucia Bardoneschi. "Ogni domenica", racconta, "mi diceva, con i suoi modi spicci, “dammi il braccio” e con la sua camicia di seta, con le scarpe con il fiocco abbinato a quello del cappello, voleva essere portata in giro per il suo giardino, per toccare con mano i progressi che stavamo facendo nella gestione dell'Oasi". La signora Lucia è la persona che, insieme al marito Enzo, nel 1983 ha donato la sua tenuta di campagna al #wwf, un bellissimo bosco con coste rocciose e coltivi, attraversato dal torrente Predina, sulle alture della bergamasca. Sinché è rimasta in vita (è scomparsa nel 1998, ultranovantenne), ha continuato a trascorrere le sue estati nella tenuta.
"Ci ripeteva che aveva deciso di fare il lascito», racconta Gloria, «perché le future generazioni potessero imparare a rispettare l'ambiente". Obiettivo centrato: a giudicare dal viavai continuo di scolaresche che tra primavera e autunno, ogni giorno, percorrono il sentiero didattico che va da quello che era il giardino della villa sino alle porzioni di bosco che nel tempo il #wwf ha acquistato per estendere la Riserva (che oggi ha una superficie di 90 ettari).


Gloria che insieme al marito Enzo e al figlio Matteo è da più di 30 anni “l'anima” di quest'Oasi, mostra con orgoglio il sentiero didattico (accessibile anche  ai disabili) con i pannelli esplicativi, gli stagni che ospitano i tritoni e altri anfibi, le voliere, la radura nel bosco dove i ragazzi giocano alla “tribù dei piedi scalzi”, il “condominio degli insetti”, il giardino delle farfalle, l'area delle piante officinali...
Ma l'Oasi di Valpredina ha una doppia anima. Basta trascorrervi qualche ora per capirlo. Mentre Gloria dà le ultime informazioni a Fausto, Barbara e Anita, famiglia in visita all'Oasi che ha fatto il giro con le comode audioguide fornite nel Centro Visite, arrivano Salvatore e Tiziana. Con una grande scatola di cartone bucherellata che ospita una poiana, evidentemente in difficoltà, trovata durante una passeggiata in un bosco. Poco dopo arriva Fiorenzo, in una scatola ha due piccoli ricci. «Verranno svezzati e poi rimessi in libertà», spiega Matteo, responsabile del Cras, il Centro di Recupero Animali Selvatici. Operativo da 16  anni (con oltre 35mila animali accolti), è dotato di un ambulatorio veterinario, sala operatoria, voliere di riabilitazione e un'area di ambientamento di oltre 4 ettari dove gli ungulati (caprioli, in gran parte) recuperati trascorrono il tempo che serve per poter poi tornare in libertà in tutta sicurezza. Il Cras è un punto di riferimento per i privati cittadini, ma anche e soprattutto per le Polizie provinciali di #bergamo, Lecco e Brescia.

E infatti poco dopo Fiorenzo arriva un agente della polizia provinciale di Brescia, con un piccolo pipistrello e due piccole civette. A seguire due agenti di quella di #bergamo, con un minuscolo verzellino. Ordinaria amministrazione, per il Cras, che durante la stagione della caccia tocca i picchi di attività, con decine di animali, soprattutto rapaci, con ferite da arma da fuoco. Le battaglie di Enzo contro il bracconaggio e la caccia gli sono costate minacce, manifestazioni di cacciatori davanti all'Oasi, in una zona dove la cultura venatoria è molto diffusa.
Nella nursery, realizzata vicino agli uffici perché i piccoli hanno bisogno di cure continue, Anna Gibellini, naturalista dell'Oasi, si prende cura di cuccioli di pipistrello (l'Oasi è referente di un progetto Life di tutela di questi animali, gestendo uno “sportello pipistrelli”), rondini, balestrucci.
L'obiettivo, per tutti, è il ritorno in libertà. E il momento delle liberazioni - cui negli ultimi tempi partecipano anche i 15 richiedenti asilo ospitati nella foresteria dell'Oasi - è sempre una festa. Che ripaga di fatica e difficoltà. E di cui anche la signora Lucia andrebbe fiera.


Crediti immagini: © E.Mauri, © Azienda Agricola #valpredina, © Filippo Bamberghi

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